Prof in soprannumero da riconvertire sul sostegno, l’Ansas ci ripensa
L’Agenzia ha pubblicato la revoca in autotutela del decreto n. 273 del 12 dicembre scorso per “sopravvenuti motivi di pubblico interesse”: annullate le candidature dei tutor di mini corsi di appena 122 ore. Determinanti le proteste delle associazioni dei disabili e degli specializzati attraverso le Ssis biennali.
La Tecnica della Scuola
Sfuma prima ancora di nascere l’iniziativa dell’Ansas, l’Agenzia nazionale dello sviluppo per l'autonomia scolastica, di riconvertire migliaia di docenti in esubero attraverso un corso di abilitazione - di 120 ore da svolgere on line e appena 2 in presenza - utile ad insegnare sul sostegno: il 5 gennaio, a pochi giorni dalla chiusura del bando per raccogliere le candidature dei tutor, la stessa Ansas ha pubblicato la revoca in autotutela del decreto n. 273 del 12 dicembre 2011”: tra le motivazioni si indicano “sopravvenuti motivi di pubblico interesse e di nuova valutazione di interesse pubblico originario”.
La decisione è giunta dopo il coro unanime di disapprovazione per l’iniziativa. Tra i più contrari c’erano le associazioni dei disabili, capitanate da Salvatore Nocera, vicepresidente della Fish, la Federazione italiana per il superamento dell’handicap, ed esperto di normativa: “il bando – ha detto Nocera – deve essere interamente riscritto perché i corsi vanno organizzati secondo le indicazioni del decreto 249/2010, che prevede 60 crediti formativi per i docenti di sostegno”.
Parole forti erano state espresse anche dai docenti di sostegno, soprattutto precari, che dopo essersi formati nelle Università attraverso decine di esami, 800 ore di corsi ed un lungo tirocinio, si sarebbero ritrovati “scalzati” dai docenti riconvertiti in pochi mesi: “gli insegnanti specializzati – hanno scritto sul sito www.disabili.com - hanno seguito un percorso formativo universitario, con esami di didattica speciale e per l’integrazione, di area psicologia, psicopatologica e dello sviluppo, nonché dell’area normativa dedicata alla disabilità, supportati da numerosi laboratori applicativi e da un compiuto percorso di tirocinio. Questi ultimi, se non ancora di ruolo, saranno però soppiantati dai loro colleghi riconvertiti su posto di sostegno, perdendo così il lavoro che avevano scelto e per il quale si erano adeguatamente formati”.
Tra i primi ad esprimere soddisfazione per il ripensamento dell’Ansas è stato Marcello Pacifico, presidente dell’Anief: “anziché ipotizzare nuovi modelli per la formazione degli insegnanti di sostegno, che, dal 1998, è stata delegata con successo alle università – ha detto Pacifico - il Miur farebbe bene ad attivarsi per formare gli insegnanti sui disturbi specifici di apprendimento, ad un anno dall’approvazione della legge n. 170 dell’8 ottobre 2010, e per fare attivare dai direttori scolastici regionali tutti i posti in deroga”. Quanto al problema dei soprannumerari, secondo il leader dell’Anief “è evidente che la colpa non è degli insegnanti, ma della politica sconsiderata dei tagli lineari nella scuola: basterebbe introdurre l’organico funzionale e concedere la possibilità di conseguire ulteriori abilitazioni presso i corsi di TFA”.
L’idea di ricollocare i docenti in soprannumero (in particolare gli Itp, molti dei quali privi di altre abilitazioni) era nata per evitare di far scattare nei loro confronti la mobilità coatta su altri ruoli o la cassa integrazione per due anni, introdotte in estate. Al Miur avevano così pensato di dare loro la possibilità di abilitarsi o specializzarsi su materie che presentassero vuoti di “cattedre”. E quale poteva essere migliore se non l’area dal sostegno, dove sono almeno 30mila i posti sparsi per l’Italia ancora privi di docente titolare? Solo che i tempi stretti e la scarsità di fondi a disposizione si conciliano male con le esigenze (e soprattutto i diritti) degli alunni disabili.
Ultimo aggiornamento (Venerdì 20 Gennaio 2012 07:12)
LE FAMIGLIE RICORRONO AI TRIBUNALI PER AVERE L’INSEGNANTE DI SOSTEGNO
 Una sentenza del TAR Campania ha stabilito non solo le ore di sostegno in deroga, ma anche il risarcimento dei danni In molte scuole di tutta Italia permangono i problemi legati ai tagli ai docenti di sostegno. Il ministro Gelmini afferma che il sostegno agli studenti disabili è il fiore all’occhiello della scuola italiana; eppure in tutta Italia famiglie e associazioni si rivolgono ai tribunali per difendere il diritto all’istruzione, dato che il rapporto medio richiesto (2:1), è stato molto spesso superato, arrivando in alcuni casi addirittura a 4:1. L’ orario scolastico ridotto per gli alunni disabili gravi sta diventando una prassi per poter supplire alla carenza di risorse. Numerosi genitori non denunciano questa situazione perché non sanno che è illegittimo proporre l’orario ridotto; altri, invece, poiché conoscono la sentenza della Corte Costituzionale n. 80/2010, secondo cui il sostegno deve essere assegnato secondo le esigenze dell’alunno, prevedendo, se necessario, anche un docente di sostegno per un solo alunno, scelgono di rivolgersi al giudice. I RICORSI AI TAR – Il TAR della Campania, sezione di Salerno, ha condannato il MIUR al risarcimento del danno, quantificandolo in 3.000 euro, per tutti gli anni in cui un alunno con disabilità è rimasto a scuola senza un adeguato sostegno. Solo tra gli iscritti all’associazione Tutti a Scuola più di mille alunni hanno ottenuto un monte ore di sostegno adeguato alle loro esigenze. Si tratta di una sentenza che apre le porte a una valanga di ricorsi. Con un prezioso riferimento all’art. n. 24 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, il TAR campano ha infatti stabilito un significativo precedente. Anche in Sardegna, del resto, sono già stati numerosi i ricorsi al TAR con annessa richiesta di risarcimento. LA CONTINUITA’ STABILITA PER SENTENZA – Anche il TAR Sicilia, sezione di Palermo, si è espresso su un aspetto molto importante: con una recentissima sentenza ha infatti riconosciuto il diritto di un minore disabile alla continuità didattica. Al temine dell’anno scolastico 2009-2010, la mamma di un ragazzo autistico aveva chiesto all’Amministrazione di garantire tale continuità; l’Ambito Territoriale aveva però rigettato l’istanza affermando che l’Amministrazione, nell’assegnazione, deve tenere conto esclusivamente del punteggio di ciascun insegnante in graduatoria. La mamma del ragazzo ha quindi presentato un successivo ricorso al TAR, evidenziando che l’individuazione dell’insegnante non può avvenire esclusivamente sulla base di tale punteggio, sussistendo per l’Amministrazione anche l’obbligo di realizzare il diritto allo studio. Il TAR ha accolto il ricorso: per alunni, genitori ed insegnanti, costretti annualmente ad una faticosa migrazione, potrebbe trattarsi di un precedente molto significativo. Intanto, l’anno scolastico prosegue tra tante difficoltà e gli effetti dei tagli massicci si ripercuotono inevitabilmente sulla qualità dell’insegnamento. I docenti di sostegno spesso arrivano per poche ore, con nomine tardive e non di rado grazie a decisioni dei tribunali. Certamente, in questa situazione, diventa davvero molto difficile realizzare gli obiettivi di integrazione e di inclusione e non manca chi teme ormai il ripristino di classi differenziali o scuole speciali.
SCUOLA: IL TAR CONDANNA A GARANTIRE LE ORE DI SOSTEGNO NECESSARIE
A fronte della difficile situazione della scuola italiana, vessata da mancanza di fondi e conseguenti tagli, si moltiplicano i casi di ricorsi dei genitori di studenti disabili ai tribunali amministrativi per far valere i diritti dei propri figli alle ore di sostegno, previste per legge. E, se da un lato monta la protesta di alcune associazioni per il contributo da pagare in caso di ricorso (leggi POCHE ORE DI SOSTEGNO: PER L’ANFFAS L’OBOLO DA PAGARE PER IL RICORSO E’ INACCETTABILE), la giustizia dà sempre più spesso ragione alle famiglie.
E’ infatti di questi giorni la notizia di una sentenza del Tar Lazio che ha visto l’accoglimento del ricordo di alcune famiglie contro i tagli che diminuivano da 18 a 6 le ore di sostegno settimanale ai figli, frequentanti l’istituto magistrale Santa Rosa da Viterbo.
La sentenza, depositata il 19 dicembre scorso dalla sezione Terza bis del Tar del Lazio dice, tra l’altro, che: “L’esiguità dell’organico non potrebbe pregiudicare il diritto fondamentale all’istruzione del disabile grave”, in quanto l’Istruzione scolastica, ribadiscono i giudici, “è tenuta a soddisfarle - in deroga al rapporto ordinario docenti-alunni - attraverso contratti a tempo determinato con insegnanti di sostegno; come già prevedeva - si ricorda - la legge 449 del 1997, con norma che non è suscettibile di modifica da parte del legislatore ordinario e che sancisce un ineludibile dovere da parte dell’amministrazione scolastica”.
A questo punto, l’istituzione scolastica dovrà provvedere a garantire tutte le ore stabilite come necessarie per gli alunni disabili.
Dal sito DISABILI.COM
Ultimo aggiornamento (Lunedì 16 Gennaio 2012 17:46)
FIRENZE – Le classi di scuole toscane in cui sono inseriti alunni con “disabilità grave segnalata” hanno la possibilità di sperimentare nuove azioni per una migliore inclusione. Le richieste devono essere inviate, via e-mail, alla dg dell’Ufficio Scolastico regionale per la Toscana entro giovedì 15 dicembre 2011. Lo prevede l’avviso pubblico firmato nel pomeriggio di ieri da Stella Targetti e Angela Palamone, rispettivamente vicepresidente di Regione Toscana con delega all’Istruzione e direttore generale dell’USRT, dopo la sottoscrizione, avvenuta lo scorso 24 novembre, del protocollo d’intesa “per la sperimentazione di azioni di sistema per l’inclusione di alunni disabili”. Sono disponibili risorse specifiche: un milione di euro li stanzia Regione Toscana, altri 270 mila euro l’USRT che mette in campo anche ulteriori posti in deroga all’organico di fatto del “sostegno” per l’anno scolastico in corso. Il testo integrale dell’avviso, con scheda di adesione e protocollo, è pubblicato sui siti istituzionali di Regione Toscana (www.regione.toscana.it) e dell’USRT (www.toscana.istruzione.it)
Nelle scuole secondarie le richieste potranno essere presentate dai consigli di classe mentre nelle scuole primarie e in quelle dell’infanzia da gruppi dei docenti che insegnano nelle classi in cui sono inseriti gli alunni disabili. Più classi di uno stesso istituto possono presentare domanda insieme: in questo caso acquisiscono maggiore punteggio.
6 le azioni previste con i finanziamenti: ore aggiuntive per attività di insegnamento; ore aggiuntive per attività funzionali alla sperimentazione; attività di laboratorio e/o potenziamento delle ore di assistenza educativa; attività di assistenza e/o sorveglianza per personale ATA; attività di formazione per dirigenti, docenti, personale ATA e familiari; attività di tutoraggio alla sperimentazione. Tre i modelli in cui può essere attivata la sperimentazione.
Ciascun progetto inviato entro il 15 dicembre 2011 sarà sottoposto, in tempi rapidi, a verifica e valutazione. Le sperimentazioni potranno concretamente essere a regime alla ripresa delle attività scolastiche dopo la pausa natalizia.
“L’integrazione degli studenti disabili – sottolinearono Stella Targetti e Angela Palamone al momento della firma del protocollo d’intesa – può e deve diventare una opportunità, un fattore di crescita, per la classi in cui sono inseriti ragazzi con difficoltà”.
Con l’avvio della sperimentazione, prima del genere in Italia, “non solo abbiamo compiuto la scelta di mettere in campo risorse finanziarie concrete in un momento di evidenti e grandi difficoltà per la finanza pubblica, ma – prosegue Stella Targetti – diamo avvio a un percorso assai più profondo che nel medio periodo contribuirà ad aggiornare le linee di indirizzo per l’integrazione scolastica dei disabili e di proporre un piano capace di coinvolgere docenti, personale scolastico e gli stessi studenti alla gestione dell’incontro con l’altro attraverso processi concreti di innovazione”. Concorda Angela Palamone: “Ci muoviamo in una logica completamente nuova: un cammino che punta a coinvolgere docenti, collaboratori e compagni di classe per mettere al centro i disabili e garantire un contesto educativo che sia accogliente e inclusivo”.
Documenti Azioni di sistema per l’integrazione di alunni disabili in situazioni di gravità Termine per aderire alla sperimentazione: 15 dicembre 2011. Nota Avviso Per aderire Protocollo d’intesa tra USR e Regione Toscana
All’Ufficio Scolastico Provinciale
Via Vico, 1
57123 LIVORNO
All’Ufficio Scolastico Regionale
Via Mannelli, 113
50132 FIRENZE
e (P C):
Al Dirigente dell’Istituto Comprensivo di Portoferraio
Al Presidente del Consiglio di Istituto di Portoferraio
Al Sindaco di Portoferraio
Al MIUR –
Direzione Generale per il Personale Scolastico
Viale Trastevere 76/A
00153 ROMA
Fax 0658492743
Portoferraio, 10 ottobre 2011
OGGETTO: carenze di risorse nell’organico del sostegno agli alunni disabili.
PREMESSO CHE
Ad un mese dall’inizio dell’anno scolastico 2011/2012, prendiamo nuovamente atto delle gravi carenze sul fronte del sostegno agli alunni disabili. Nonostante gli sforzi del Comune di Portoferraio, che ha finalmente concluso l’iter per l’assegnazione della gara d’appalto alla Cooperativa Arca, il disagio per la scuola e per le famiglie rimane gravissimo: ci sono situazioni di handicap gravi e certificati, con bambini che avrebbero bisogno di momenti di socializzazione e invece si trovano a frequentare la scuola con orario settimanale ridotto per l’insufficiente numero delle ore di sostegno.
Teniamo a sottolineare che la problematica in oggetto non riguarda soltanto le famiglie che purtroppo vivono in prima persona tutti i disagi legati alla disabilità, ma coinvolge tutta la scuola: dagli insegnanti al personale Ata ed alla classe in generale. Per questi motivi, i genitori dei bambini cosiddetti “normodotati” si uniscono nella lotta già avviata singolarmente dalle tante famiglie che si sono viste negare il dovuto sostegno, organizzando una raccolta di firme per chiedere il rispetto del diritto allo studio per tutti i bambini: un diritto legalmente sancito dalla Costituzione Italiana (art. 38) e dalla Sentenza della Corte Costituzionale n. 80 del 6/2/2010. A tal fine sono necessari urgenti interventi che permettano a TUTTI gli alunni di seguire le lezioni secondo le loro possibilità, senza arrecare disagio al regolare andamento delle lezioni e permettendo, con il dovuto sostegno, la buona integrazione fra TUTTI gli studenti.
Il grave stato di disagio in cui versano le scuole dell’Infanzia, Primaria e Secondaria di Primo Grado dell’Istituto Comprensivo di Portoferraio, a causa della carenza di risorse assegnate nell’organico del sostegno per l’anno in corso.
A fronte delle richieste fatte dal Dirigente sulla base dei PEI, indicante il monte ore necessario per garantire l’integrazione degli alunni disabili, è stato assegnato un contingente organico insufficiente, specialmente per le classi e sezioni dove sono inseriti alunni con disabilità gravi.
Fermo restando che questi alunni, come sancito dalla Costituzione (art. 38) e dalla Sentenza della Corte Costituzionale n. 80 del 6 febbraio 2010, hanno diritto all’istruzione, all’educazione e all’integrazione,
I Dirigenti in indirizzo a voler provvedere all’autorizzazione ed assegnazione delle ore di sostegno in deroga con rapporto 1 a 1 sulla base delle effettive esigenze degli alunni disabili, ai sensi della Sentenza n. 80/10 della Corte Costituzionale, ribadita dalla C.M. n. 37/10 e 59/10.
In attesa di un sollecito riscontro,porgiamo Distinti Saluti.
Come portavoce di molti genitori di bambini diversamente abili che frequentano le scuole elbane, mi preme informare che quest'anno gli episodi di disagio nelle scuole dei nostri figli sono stati numerosi: alcuni denunciati e altri no, ma ancora oggi abbiamo bambini costretti a frequentare la scuola con orario ridotto (in alcuni "casi" si arriva addirittura a 15 ore a settimana, ed è bene ricordare che, dietro il termine "casi", ci sono PERSONE).
Questo intervento ha lo scopo di far capire a tutte le famiglie e le istituzioni che questo non è più un problema SOLO nostro ma di tutti: i tagli sono stati così gravi da non permettere nemmeno di arrangiarsi o TAPPARE, come spesso è stato fatto grazie all'impegno di molti insegnanti e personale Ata. Il problema del sostegno riguarda tutti, famiglie di bambini normodotati, insegnanti, comuni, cittadini.
Un bambino SPECIALE lasciato in classe senza il sostegno non permette ai VOSTRI figli NORMALI di seguire la programmazione e neppure possiamo pretendere che vengano lasciati a casa, perchè la socializzazione ed il contatto con i coetanei è fondamentale per TUTTI i bambini. E' dunque interesse di tutti noi genitori contribuire a risolvere la situazione che c'è nelle nostre scuole.
Vi chiediamo di unirvi tutti per inoltrare una richiesta quanto prima al Ministero: ricordiamoci che il numero fa la differenza! Nel contempo cercheremo di chiedere al Ministero di accelerare l'iter per l'approvazione della famosa proposta di legge che prevede misure speciali per il nostro territorio di cui tanto si è parlato! USIAMOLA: viviamo su un'isola, dobbiamo offrire delle opportunità, altrimenti qui non verrà più nessuno ad insegnare a causa dei troppi DISAGI a fronte di nessun incentivo!
Nel Comprensivo di Portoferraio sono già state raccolte più di 300 firme (dalle materne alle medie) che abbiamo già consegnato personalmente al Dirigente dell'Ufficio Scolastico Regionale Angela Palamone, in visita all'Elba in occasione della Conferenza Zonale per l'Istruzione organizzato dall'assessore portoferraiese all'istruzione Jessica Muti, a cui hanno partecipato i sindaci dell'Elba, i dirigenti scolastici e l'associazione Diversamente Insieme.
informatevi nelle vostre scuole per firmare
Al comitato genitori scuola è stato subito comunicato un primo disagio è il caso di un ragazzino diversamente abile che inizia il suo primo giorno di scuola con un'attesa di un'ora nel corridoio con la mamma. La denuncia parte da Niccoletta Paolinetti che accompagna con grande gioia suo figlio al suo primo giorno di scuola, un giorno di emozione per tutti ma simone resta li ad aspettare mentre i suoi compagni sono in classe, l'insegnante di sostegno non c'è viene comunicato che è il suo giorno libero, OGGI? L'educatrice che segue Simone, figura di riferimento per lui non c'è il Comune non ha ancora dato l'appalto o forse si ma con lieve ritardo, un po' prima NO? Questo è quello che chiede Niccoletta, vedendo gli occhi di suo figlio spersi, gentilmente il personale scolastico invita niccoletta a lasciare simone che loro in qualche modo avrebbero fatto i. In qualche modo? Ma come si può capire le necessità di simone se non lo si conosce?
Con l'arte Italiana dell'arrangiarsi? Dice sempre Niccoletta, mio figlio non è un pacchetto, mio figlio ha diritto a stare a scuola ed essere assistito come previsto dalla legge 104, dai diritti umani e dai diritti dell'infanzia cose completamente ignorate oggi, non ho bisogno di parcheggiare mio figlio, sono disposta ad andare fino in fondo e a far rispettare i diritti di mio figlio, graduatorie, code, pettini congelamenti non sono cose che riguardano mio figlio oggi doveva essere in classe con la sua insegnante di sostegno e l'educatrice che potesse presentargli simone visto che oramai l'educatore grazie al ministero che congela e pettina è diventato l'unico riferimento vero e proprio dei nostri figli.
La scuola sapeva che l'insegnante non ci sarebbe stata da venerdì per cui sarebbe bastato chiamare una suppplente o più UMANAMENTE avvisare la famiglia per non far vivere a simone e sua mamma una simile umiliazione.
Avolte noi famiglie ci vergognamo di esporre a tutti i nostri problemi ed anche noi per anni abbiamo subito dalla scuola situazioni inaccettabili, oggi capisco che è giusto denunciare perché chi deve VERGOGNARSI sono loro.
Ci definiamo un Paese civile e democratico, quello che è accaduto oggi è il massimo dell'inciviltà, VERGOGNA
TUTTE LE ISTITUZIONI DOVREBBERO CAPIRE CHE FAMIGLIE COME LE NOSTRE CON PROBLEMI DI DISABILITÀ qualunque, vivono alla giornata, vivono di piccole conquiste una dopo l'altra che ci danno la forza di andare avanti e quando succedono queste cose si spofonda di nuovo nel buio totale dal quale facciamo fatica ad emergere giorno dopo giorno, conquista dopo conquista, sono le parole del papà di un bambino Diversamente abile che oggi ha l'insegnante ma non lo conosce, anche questo è inamissibile, il suo insegnante non c'è hanno lavorato insieme per un intero anno scolastico con grande successo ed ora dov'è, come può capire un bambino con problemi che ci sono graduatorie, code pettini e POSTI CONGELATI, lui in mezzo ai suoi compagni con i suoi occhi sta cercando il suo maestro!
Una nota personale, questa è una cosa che riguarda tutti, perchè gli studenti diversamente abili sono nelle classi dei studenti NORMODOTATI
L’allarme è stato lanciato nei giorni scorsi e rischia di compromettere l’assistenza scolastica: gli studenti disabili bresciani, infatti, sono destinati ad aumentare, ma gli insegnanti che dovrebbero sostenerli si riducono. E’ una situazione ai limiti della sostenibilità quella presentata dall’associazione locale genitori dei bambini colpiti da autismo, la “Autismando”, visto che al rietro sui banchi le cattedre di sostegno saranno poco più di 1300 rispetto ai 3.460 alunni certificati dalla malattia. E detto in termini pratici, 1 insegnante ogni 2,64 studenti, risultato peggiorato dallo scorso anno nonostante il ministero preveda il rapporto di 1 ogni 2.
Aumentano i disabili, ma calano gli insegnanti
La goccia che ha fatto traboccare il vaso e portato l’associazione a presentare il proprio disappunto è stata raccolta dal presidente del sodalizio Paolo Zampiceni che ha notato come “nonostante le rassicurazioni ribadite dal ministro Mariastella Gelmini sull’assenza di tagli al sostegno scolastico, ci troviamo di nuovo a segnalare una situazione ancora peggiore rispetto a un anno fa”. E il malessere sulla carenza di risposte dalle istituzioni è stato espresso con un messaggio.
“Nell’agosto dello scorso anno ci rivolgevamo agli organi di stampa e alle autorità per segnalare l’inadeguata assegnazione di risorse per il sostegno scolastico nell’anno 2010/11 – si legge nel comunicato – solo parzialmente sanata con assegnazioni aggiuntive avvenute solo a settembre, praticamente a scuola già iniziata, che avrebbe comportato per la realtà bresciana un problematico rapporto tra insegnanti di sostegno e alunni disabili con una perdita di circa 112 cattedre rispetto al 2009. Nello scorso luglio, con l’assegnazione a livello regionale, si è definita la ripartizione provinciale delle risorse destinate sull’assistenza scolastica e le singole istituzioni.
Dal documento – ha lamentato il gruppo – si rileva che in tutte le province c’è un peggioramento del rapporto numerico arrivato oggi a 1 insegnante ogni 2,61 studenti affetti. In pratica, sono state assegnate in Lombardia oltre 11mila cattedre come lo scorso anno, ma gli studenti colpiti di handicap sono aumentati a 30mila unità. Se a questi dati – continua – si applicasse il rapporto 1 a 2 previsto dalla finanziaria di alcuni anni fa e confermato successivamente, oltre che citato come parametro di riferimento dalla Circolare Ministeriale, mancherebbero all’appello circa 3.570 cattedre. Questa situazione si rispecchia anche nella nostra Provincia dove mancano all’appello 419 cattedre. Tra quelli già assegnati, però, ci saranno sicuramente anche dei precari con l’incarico annuale che avranno limiti nel garantire la continuità dell’intervento.
E’ una situazione che non si può giustificare con l’aumento di alunni certificati da disabilità, visto che i dati generali sull’andamento delle iscrizioni sono noti alle istituzioni scolastiche e al Ministero da giugno e, per quanto riguarda Brescia, sono aumentati di circa 245 unità, in linea con la media regionale”. E l’allarme dell’associazione coinvolge anche il futuro che gli studenti potranno affrontare a scuola. “In questa situazione è un problema pensare a un sereno avvio del prossimo anno – dicono – e soprattutto ci preoccupa rilevare che proprio le situazioni più complesse e delicate, come l’autismo, che spesso necessitano di un lavoro individualizzato, rischiano di vedere drasticamente ridotte le risorse di personale disponibili.
E’ vero che tutti i documenti del Ministero ricordano ai Dirigenti delle istituzioni scolastiche la possibilità di stabilire ore aggiuntive o posti di sostegno per assicurare una specifica forma di tutela ai disabili in condizioni gravi, ma rammentano anche che i posti sono legati al contenimento della spesa, rischiando di attivare i servizi solo per vie legali. Se è vero che la qualità dei percorsi scolastici e dell’integrazione non si misura solo in base alle ore di sostegno disponibili e che molti altri fattori entrano in gioco, è difficile pensare che quanto segnalato non avrà una ricaduta negativa sull’offerta scolastica verso i bambini disabili e le loro famiglie.
Ogni anno l’avvicinarsi dell’inizio della scuola pone i genitori di bambini e ragazzi disabili in una condizione di incertezza e spesso la situazione in cui si svolgerà l’anno del proprio figlio si scopre a settembre, nei giorni precedenti o, peggio, dopo l’inizio dell’anno. Come associazione impegnata nell’ambito della disabilità, in particolare verso persone con autismo, condizione che già pone grossi problemi alle istituzioni scolastiche, e come genitori – conclude il comunicato – non possiamo, purtroppo, non prendere atto di uno scenario che sicuramente non va nel senso di ridurre incertezze e preoccupazioni delle famiglie e con rammarico rileviamo come la scuola rischi di trasformarsi da istituzione con cui collaborare nell’interesse e per il bene dei nostri figli a controparte rispetto alla tutela dei loro diritti”.
| Milano , 07/08/2011 |
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Sostegno agli alunni con disabilità in Lombardia: istruzioni per lo smontaggio
inviata da Sostegno No Tagli |
Con la pubblicazione ufficiale degli organici di Sostegno per il prossimo anno scolastico, l’Ufficio Scolastico Territoriale di Milano (ex Provveditorato agli Studi) sembra mettere in atto un vero e proprio piano di dismissione. Rispetto alle direttive nazionali Milano e la Lombardia si sono superati portando i tagli a livelli mai visti in precedenza e superiori alle indicazioni della Finanziaria “lacrime e sangue” di Tremonti.
I dati sugli organici non lasciano adito a dubbi: l’integrazione di alunne e alunni con disabilità rischia il colpo del ko. Si va verso una drastica riduzione delle ore di sostegno, se non l’azzeramento del sostegno stesso. In media, indipendentemente dalla gravità dell’handicap, ogni allievo milanese con disabilità avrà diritto a meno di sette ore (6,7) di sostegno a settimana, poco più di un’ora per ogni giorno di scuola. In presenza di problematiche anche gravi come, ad esempio, l’autismo o le disabilità sensoriali, che richiedono interventi di figure specializzate e un maggior numero di ore, la situazione rischia di precipitare. Di contro, casi considerati più lievi rischiano di essere abbandonati a sé stessi, per far fronte alle situazioni più critiche.
Un quadro che non sembra destinato a subire un’inversione di tendenza in futuro. La proposta di "privatizzazione del sostegno" che il parlamento discuterà a settembre, non lascia presagire nulla di buono e la manovra economica recentemente approvata parla chiaro: nei prossimi anni la dotazione complessiva degli insegnanti non dovrà superare quella dell’a.s 2011/2012. In questa prospettiva, una robusta sforbiciata al sostegno sembra costituire “un’occasione” da non perdere.
Paradossalmente, però, applicando i parametri della Finanziaria di Tremonti (una media di un insegnante ogni due allievi certificati), ci dovrebbero essere in Lombardia 3613 docenti di sostegno in più (1581 di questi a Milano e provincia).
I tagli colpiscono tutti gli ordini di scuola a partire dalla scuola dell’infanzia. Ai Ctp, i centri per la formazione degli adulti dai 16 anni in su (ultima spiaggia per chi vuol prendere la terza media) lavorerà un solo insegnante di sostegno per 13 allievi con disabilità. Penalizzate le scuole più attive nel campo dell’integrazione. La situazione è esplosiva nei professionali, mentre i rinomati licei del centro di Milano restano ancora praticamente off limits.
Di fronte a questi dati è prevedibile il moltiplicarsi di casi di famiglie che, sulla scia di quanto già avvenuto lo scorso anno, chiederanno alla magistratura di tutelare i sacrosanti diritti dei propri figli. Altrettanto prevedibile è il moltiplicarsi delle condanne per l’ufficio scolastico lombardo. Il gruppo sostegnoNOtagli, composto da genitori, docenti ed educatori, si augura che detto ufficio e il Ministero dell’Istruzione vogliano rimediare alla situazione, integrando opportunamente gli organici, prima dell’inizio dell’anno scolastico. Vigileremo inoltre affinché non si provi ad alimentare una “guerra tra poveri”, garantendo i diritti di chi ha fatto o saprà far valere le proprie giuste ragioni, ma soltanto trasferendo su questi le già esigue risorse destinate ad altri.
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scritto da: simone.fanti in Barriere psicologiche, Quotidianità | Permalink
Come insegnare ai bambini l’accettazione e l’inclusione di un compagno diversamente abile? Probabilmente siamo noi grandi a essere più discriminanti: per esperienza, tutte le volte che sono stato nelle scuole a illustrare le mie esperienze sportive e di viaggio, sono stato accolto davvero bene. Devo dire che i ragazzini sono fantastici!
Roberto con alcuni ragazzi durante un viaggio
Quelli che incontro più spesso a Ovada, il mio paese, mi vedono oramai come una sorta di uomo bionico dei fumetti, e questo mi dà tanta soddisfazione, perché vul dire che il messaggio passa, che l’essere diverso non vuole per forza di essere peggiore. Significa anche che questi bambini non avranno una visione distorta, non vedranno mai più un compagno con dei problemi come un handicappato ma come un possibile ragazzino che può fare cose normali come tutti o addirittura straordinarie e… stupire! Quel bambino, non sarà mai scartato e messo da parte, in quelle classi, e sapere che ho contribuito al cambiamento di una mentalità, sapere che è anche merito della mia storia personale, mi appaga più di qualsiasi altra cosa.
Quando li incontro o facciamo delle camminate insieme con le scuole, come abbiamo fatto ad esempio prima di partire per la mia ultima impresa in Corsica, i bambini mi tempestano sempre di domande, tutte molto intelligenti e… umane! Non come quella assurda di quella signora che una volta, tempo fa, guardandomi la protesi, mi chiese: ma il piede è davvero il tuo?
Roberto Bruzzone
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